Gli occhi chiari, vitrei, emergono da un’oscurità di 2.000 anni. Ti fissano da un tempo perduto, ma sono accesi come se fossero vivi. La statua invece è piegata, una posizione quasi innaturale. Dovrebbe restituire un’immagine ieratica. Invece, nello scatto di Mimmo Jodice sembra un atleta in carne ed ossa sul punto di correre. Così come la pietra con cui è scolpita la bocca ripresa in un’altra delle sue fotografie: bloccata su un urlo, eco dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Ne ho parlato venerdì 7 novembre 2025 sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno.
Mimmo Jodice e il metrò dell’arte
Sono queste alcune delle immagini del grande fotografo napoletano, scomparso a 91 anni lo scorso 27 ottobre, che popolano la Linea 1 della metropolitana di Napoli. In particolare due fermate simbolo, raccordo fra la città del passato e quella del futuro: “Museo” a piazza Cavour, che serve il Museo Nazionale, e “Municipio”, che sarà la porta d’accesso di un grande parco archeologico di prossima realizzazione a ridosso del Maschio Angioino.
Jodice è uno maggiore artisti partenopei del Novecento: non è un caso che le sue opere siano state fin dall’inizio parte integrante del progetto delle stazioni dell’arte, ideato in un momento eccezionale per Napoli in cui tutti gli astri sembravano allineati. Un Sindaco dalla spiccata sensibilità artistica che aveva rilanciato la città (Antonio Bassolino), un Vicesindaco altrettanto sensibile (Riccardo Marone) che per far ripartire un’infrastruttura travolta da Tangentopoli aveva appena rinegoziato un accordo con il Consorzio MN – Metropolitana di Napoli, guidato da un nuovo Presidente.
Superare le stazioni dell’arte per una manutenzione più efficiente
Era Giannegidio Silva, ricordato pochi giorni fa in Comune nel decennale della sua scomparsa. Milanese trapiantato al Sud, si era innervato nel tessuto sociale e culturale partenopeo contribuendo in modo decisivo ad una sinergia pubblico-privata che ha realizzato un’opera unica nel suo genere, proiettando la città sullo scenario dell’architettura contemporanea. Ad oggi, la Linea 1 resta sostanzialmente l’unica operazione “moderna” in una Napoli che tende istintivamente sempre a magnificare il passato invece di costruire il futuro. Tanta acqua è poi passata sotto i ponti. Il progetto del metrò, rimaneggiato più volte, deve ancora vedere la sua conclusione in un quadro di finanza pubblica profondamente cambiato.
Oggi è necessario tendere a criteri di maggiore standardizzazione delle fermate contrastandone il gigantismo per una maggiore efficienza della manutenzione, così come del resto avviene in gran parte d’Europa – Milano in primis. L’attuale tenuta di molte stazioni dimostra infatti che la gestione è in affanno. Oltre agli interventi di routine ne servirebbero alcuni eccezionali molto onerosi: il caso della fermata Salvator Rosa è eclatante così come da più parti denunciato, o quella di piazza Dante soprattutto nell’atrio e nelle pensiline esterne mortificate dall’incuria.
Una stazione “dell’udito” per James Senese
Ad ogni modo, la Linea 1 si avvia finalmente a conclusione dopo mezzo secolo di cantieri. L’anno prossimo dovrebbe toccare la periferia nord dove si stanno ultimando i lavori per conto di EAV, controllata della Regione Campania che in questi giorni ha inaugurato le lungamente attese stazioni dell’arte di Baia e Monte Sant’Angelo sulle ferrovie flegree. Si diceva però della Linea 1 che presto arriverà in zone come Miano che ha dato i natali ad un altro illustre napoletano, James Senese, scomparso poche ore dopo Mimmo Jodice. Entrambi non hanno mai lasciato la città. In particolare, Senese è rimasto tutta la vita nel suo quartiere, che difatti l’ha salutato calorosamente.
Una proposta: che nella costruenda fermata risuonino a ciclo continuo i suoi più di venti album, oltre agli innumerevoli pezzi cui ha collaborato a partire da quelli con Pino Daniele. In un metrò-museo si tratterebbe di aggiungere una nuova tipologia di stazione dell’arte che stimoli non la vista (tipica delle arti figurative e dell’architettura), bensì l’udito. Note che andrebbero accompagnate con pannelli esplicativi sulla vita del celebre sassofonista, fra i fondatori del cosiddetto Neapolitan Power che tanto ha influenzato la scena musicale cittadina e nazionale. Magari assieme a qualche foto proprio dello stesso Jodice, che di quel periodo fu parziale testimone con i suoi scatti.
Oggi, durante le pur sempre lunghe attese dei treni, si sentono solo spot pubblicitari e/o istituzionali trasmessi da “video-metrò”, che spesso contrastano con il fascino di luoghi pensati da grandi architetti. Che cosa bella sarebbe invece se a librarsi nell’aria fosse il sax di Senese. Un suono libero come è stato lui, e come solo l’arte e la bellezza sono capaci di farci sentire.
