Fare lobbying per i trasporti

Da circa due settimane si è aggiunto un (ennesimo) cantiere alla “città di sotto”, ossia la rete di tunnel dei trasporti raccontata qualche giorno fa su queste pagine da Matteo Cosenza. Si tratta della funicolare di Montesanto, chiusa dal 15 maggio. Ne ho parlato giovedì 4 giugno sul Corriere del Mezzogiorno.

Il secondo impianto in neanche cinque anni: quelli di Gaetano Manfredi alla guida della città che, al contrario del suo predecessore, ha preso di petto la responsabilità politica di uno stop che si preannuncia lungo (almeno nove mesi) e non privo di insidie. Basti pensare a quanto successo con la funicolare di Chiaia: i lavori sono durati più di due anni. Non è un vezzo: ogni vent’anni, i cosiddetti “impianti a fune” (funivie, seggiovie, funicolari, ecc.) vanno completamente ricostruiti. Cambiare i binari, le funi, revisionare i treni, aggiornare i sistemi di sicurezza. Un intervento profondo che consegna ai cittadini strutture dalle stesse sembianze esterne, ma con un cuore tecnologico completamente nuovo.

Rilanciare la funicolare di Montesanto fra IV fermata e interscambi

L’occasione dei lavori di manutenzione è utile per allargare lo sguardo e soffermarsi sul potenziale inespresso della funicolare di Montesanto: il progetto per la quarta fermata che dovrebbe sorgere davanti Castel Sant’Elmo. Un’idea ambiziosa a servizio di un ormai frequentatissimo monumento ed anche (con una seconda uscita) di viale Raffaello, strada cieca non toccata da alcun mezzo di trasporto. Un’opera dalla spesa relativamente contenuta ma dal grandissimo impatto, che consentirebbe a migliaia di cittadini oggi tagliati fuori dalla rete su ferro di essere collegati a Cumana, Circumflegrea e metrò Linea 2, ossia le ferrovie che si possono raggiungere grazie alla funicolare. Una rivoluzione della mobilità.

Proprio questo importante ruolo di interscambio chiama ad altre riflessioni: oggi se si arriva dal Vomero non c’è un collegamento diretto con le linee flegree, ma bisogna uscire e rientrare dal terminal di Montesanto. Una cosa incomprensibile. Inoltre, da anni è sospeso il progetto di un collegamento con la vicinissima metropolitana Linea 2, gestita da Ferrovie dello Stato. Un tunnel che consentirebbe un più rapido scorrimento degli ingenti flussi di pendolari che scambiano fra questi due mezzi: basta sedersi all’angolo di via Olivella per rendersene conto. Strada inoltre molto malridotta e inadatta per tale scopo.

A tutto questo si somma la solita carenza di informazioni e segnaletica nonché di orari coordinati: può così capitare di perdere una coincidenza per un minuto di scarto. La funicolare di Montesanto assurge quasi a simbolo della difficoltà di multimodalità e integrazione tariffaria, che purtroppo continuano a non appassionare né le aziende che gestiscono il trasporto (ANM, EAV, FS) né gli enti che le controllano (Comune, Regione). Non ci vorrebbe molto: solo un po’ di buona volontà.

Una normativa bizantina sui trasporti

La chiusura dell’impianto per la consueta revisione ventennale apre anche ad un’altra e più ampia riflessione. In tempi di intelligenza artificiale, di droni che combattono guerre, di auto che si guidano da sole, è mai possibile il blocco totale per mesi, se non anni, di una funicolare? Non vi sono soluzioni tecniche alternative, più al passo coi tempi, che consentano di scaglionare i lavori? Parimenti, si assistono a test infiniti (gli utenti campani lo sanno bene) per poter utilizzare nuovi treni: si pensi a quanto avvenuto con la metropolitana Linea 1, e quanto ancora avviene per i nuovi vettori della Circumvesuviana che non si sa quando si vedranno in servizio.

Da più parti esperti del settore chiamano ad una revisione della normativa che regola il trasporto pubblico ad ampio spettro, dagli aspetti tecnici a quelli gestionali. Sui primi, le procedure dell’agenzia ANSFISA sono percepite come troppo restrittive. Sui secondi, la legge quadro è del 1997: ma in trent’anni è cambiato il mondo. In alcuni casi, ci si richiama ancora a regi decreti d’epoca fascista. Come si fa all’estero? C’è qualche buona pratica da cui prendere ispirazione?

Fare lobbying per la mobilità: una proposta

Una proposta: istituire una “commissione informale” di ascolto di operatori del settore, istituzioni locali, regioni, per poi presentare al Parlamento un pacchetto di modifiche bipartisan. Un’operazione che in gergo si definirebbe di lobbying, senza colori politici. La Campania, che detiene il coordinamento della Commissione infrastrutture e mobilità della Conferenza delle Regioni, sarebbe l’ente ideale per portare avanti questo lavoro. Una piccola task force supportata da lobbisti professionisti per un progetto di lungo periodo, con l’obiettivo di una revisione puntuale della normativa per rendere più leggera, fluida e meno onerosa la gestione dei trasporti pubblici. I cittadini, soprattutto gli utenti delle funicolari, ringrazierebbero.

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