Fa sempre un certo effetto vedere le immagini di una ferrovia mentre viene smantellata. Si pensa a quanto sia difficile oggi realizzare un’infrastruttura fra costi che eternamente lievitano, disagi dei cantieri, proteste della popolazione. Oppure ai tempi infiniti della burocrazia: anni per far “girare le carte”, con il traguardo dell’inizio lavori sempre più lontano. Se poi la ferrovia è di quelle storiche, il tutto fa ancora più impressione. Ne ho parlato sul Corriere del Mezzogiorno martedì 16 giugno 2026.
Stiamo parlando della tratta fra Napoli e Cancello che dal 1843 collega il capoluogo regionale con Caserta e voluta dai Borbone. Dopo 183 anni di onorato servizio è andata in pensione, e dal 1° luglio sarà sostituita con il primo segmento della futura ferrovia ad alta velocità/capacità Napoli-Bari. Una rivoluzione: come l’ha definita a ragione Mario Casillo, Vicepresidente della Regione Campania con delega ai Trasporti.
Una piccola rivoluzione per connettere Afragola AV
In primis poiché, a dieci anni dall’inaugurazione, grazie a quest’opera sarà finalmente raggiungibile con treni regionali la stazione dell’alta velocità di Napoli Afragola. Non solo da Trenitalia, ma anche dall’EAV: vi sosteranno le linee per Piedimonte Matese e per Benevento (quest’ultima chiusa da anni, sperando vi siano presto notizie sulla riapertura), connettendo così tantissimi Comuni dell’entroterra campano ad oggi tagliati fuori da tutto.
Un interscambio atteso lungamente, tanto più se lo si paragona con il caso della stazione di Reggio Emilia Mediopadana: un impianto simile a quello afragolese, ma che fu connesso alla rete regionale dopo soli sei mesi dall’inaugurazione – e non dopo dieci anni. A riprova che tanto resta da fare nei nostri territori per sincronizzare le varie amministrazioni che concorrono a raggiungere un risultato condiviso.
Riqualificare la ferrovia dismessa: fra convergenze bipartisan…
Proprio sul tema della cooperazione istituzionale e del sovrano interesse dei cittadini si gioca un’altra partita, forse quella più importante: la riqualificazione della ferrovia dismessa che taglia trasversalmente Casalnuovo ed Acerra e che, fino a qualche giorno fa, serviva direttamente più di 100.000 abitanti. Le nuove fermate della Napoli-Bari sorgeranno infatti alle porte di questi popolosi centri, dunque che fare dei vecchi binari?
Per Casalnuovo vi è stata un’inedita convergenza bipartisan fra la deputata dei Cinque Stelle Carmela Auriemma, l’ex Sindaco ed attuale consigliere regionale Massimo Pelliccia e il Sottosegretario alla Infrastrutture e Trasporti Tullio Ferrante (entrambi di Forza Italia), che hanno supportato l’idea di un tram da connettere alla rete partenopea attualmente in espansione, su cui c’è l’apertura proprio del Comune di Napoli per bocca dell’Assessore alla Mobilità Edoardo Cosenza. Si attende di capire la posizione dell’appena eletto primo cittadino di Casalnuovo, Giovanni Nappi.
…E scetticismi immotivati
E’ invece emerso lo scetticismo dell’altro centro interessato, Acerra, ad un recente tavolo tenutosi in Prefettura sull’argomento. Non a caso, le foto dello smantellamento sono state pubblicate proprio dal Presidente del Consiglio Comunale, Raffaele Lettieri. La paura è che realizzare un tram non alleggerisca il traffico che piegava la città a causa dei passaggi a livello. Si tratta però di tecnologie diverse, regolate da normative sulla sicurezza differenti e meno stringenti rispetto al mondo ferroviario.
Realizzare una moderna tranvia collegata alla rete napoletana su un sedime già esistente sarebbe non solo un’opera tutto sommato economica per i costi a cui siamo abituati da queste parti (in media 170-200 milioni di Euro per un km di metropolitana), ma limiterebbe i disagi di una popolazione che si è vista privata di un mezzo di mobilità collettiva senza che vi fosse una reale alternativa. Nonché restituirebbe a due città tartassate da uno sviluppo edilizio spesso incoerente un boulevard di verde, trasporto pubblico e sostenibilità. Uno sprazzo di modernità in uno dei contesti urbani più difficili d’Europa.
Si spera dunque che si superino le perplessità dei vari attori coinvolti e che si marci congiuntamente verso quella che sarebbe un’opera unica nel suo genere: non solo per quanto appena esposto, ma anche e soprattutto perché sarebbe un raro esempio di cooperazione istituzionale e bipartisan. Quella che servirà dall’altro lato del Golfo, nei Campi Flegrei, dove la Linea 2 di Trenitalia è chiusa causa bradisismo e dove le linee flegree in capo ad EAV non sono ancora una solida alternativa. Si rischia l’isolamento di centri come Bacoli e Pozzuoli, in un quadro che negli ultimi anni è diventato frammentario e restituisce agli abitanti, già piegati dalle scosse, ulteriore incertezza. Anche in quel caso, serve uno sforzo in più per una parola chiara e di collaborazione fra gli enti. Sempre e solo nell’interesse dei cittadini.
ECCELLENTI RIFLESSIONI. BRAVO.
DUE COSE:
1) la parola tram mi fa tremare e la completerei con treno con funzione di tram; faccio riferimento ad alcune linee esterne ed interne ad Hannover ed a Colonia che già cinquanta anni fa funzionavano con lo stesso rotabile per le due funzioni (treno, al di fuori della cinta urbana e tram all’interno), con linee perfette per muoversi rapidamente in città e raggiungere l’area metropolitana.
2) Si rischia l’isolamento…aggiungerei anche Stabia alla lunga lista, in mancanza di progetti immediatamente esecutivi per l’ovvio ripristino della metropolitana storica costiera Stabia – Campi Flegrei; la linea c’è e si deve usare da subito, rinforzando immediatamente i pochi (sette) collegamenti diretti giornalieri, contro i 31 fra l’area salernitana e campi flegrei. La linea storica costiera sarebbe una àncora di salvezza per la ex Circum, ridotta ad un colabrodo, ad investimento pari a zero.