“Lacrime e preghiere” non per la maturità, ma per la metro

E’ stata una mattinata di “lacrime e preghiere” quella dei 37.000 studenti napoletani che hanno affrontato la prova d’italiano dell’esame di maturità. La notte, generalmente passata insonne come di consueto a San Martino o in altre piazze (per fortuna senza grandi disagi), cantando a squarciagola in modo esorcizzante il noto pezzo di Antonello Venditti, non era che l’inizio di una vera e propria Odissea. Ne ho parlato venerdì 19 giugno sul Corriere del Mezzogiorno.

Lacrime e preghiere per tanti studenti in ritardo

Non sappiamo se il testo per i licei classici del secondo giorno prevederà un brano che riprenda il celebre poema omerico. Siamo però certi che ieri c’era molto “tumulto nelle strade”, così come scriveva Cesare Pavese nella sua “Passerò per piazza di Spagna” – una delle opzioni per la prima giornata. Tumulto non solo nelle vie, ma anche nei cuori di migliaia di giovani in ansia di arrivare tardi a causa di un trasporto pubblico che dovrebbe essere affidabile, frequente, puntuale, oppure semplicemente non è.

Se è vero che la maturità rappresenta un passaggio cruciale per diventare adulti, gli studenti hanno avuto un esempio di cosa significhi essere tali in questo difficile Paese, cercando di gestire attraverso i servizi ai cittadini la propria vita privata e lavorativa. Erano in buona compagnia: tanti lavoratori e turisti sono rimasti appiedati anche sull’alta velocità, che ha subito ritardi fino a 90 minuti. Giova ricordare che sono migliaia le persone che ogni giorno, a proprie spese e spesso senza alcun tipo di agevolazione (un tempo c’erano gli abbonamenti…) usano i treni AV per andare a lavorare nella ormai vicina Roma.

Non è normale non sapere quando si arriverà

Partire e non sapere quando si arriva è una peculiarità tutta italiana, con rare eccezioni (Milano, Torino, in parte Firenze). Ormai ci siamo abituati, sembra una cosa normale: ma non lo è. Basta affacciarsi all’estero per capirlo, e non solo in luoghi considerati storicamente più avanzati: oggi perfino un cittadino di Medellín in Colombia, o di Rio de Janeiro in Brasile, è messo meglio di un romano o di un napoletano.

Su ritardi cronici, carenze di treni, alimentazioni che vanno in down (come nel caso di ieri per il metrò) si può fare poco nel breve periodo. Soluzioni strutturali sono attualmente in campo da parte del Comune di Napoli, e la Regione Campania con il nuovo corso di Roberto Fico sta lavorando per recuperare anni di ritardi. Tuttavia, serve tempo. Dunque, che fare nel breve periodo? Migliorare la qualità percepita del trasporto, puntando sull’informazione all’utenza: la vera Cenerentola della mobilità partenopea.

Migliorare la qualità percepita del trasporto

Oggi ottenere una notizia in tempo reale è un’impresa. Essendoci molti attori (ANM, EAV, Air, Trenitalia, ecc.) vi è una pletora di app e siti internet. Aggiornamenti sulle banchine dei treni o a bordo dei bus sono praticamente assenti. La bigliettazione è frammentata. I social sono gestiti malissimo (basta fare un paragone con Milano), e non sempre funzionano: ad esempio, durante i weekend (in una città turistica!) non sono disponibili.

Ci si affida all’arte di arrangiarsi, magari seguendo un influencer o un giornalista su Facebook, Instagram o Tik Tok. E’ più plausibile ottenere news in questo modo, o chiedendo ad un tabaccaio/barista in prossimità di una stazione, che dai canali ufficiali. Senza giri di parole: così non va bene. Serve una regia unica che rappresenti un salto di livello.

Un’operazione di “cazzimma” politica

Un’informazione all’utenza puntuale, capillare – sia chiaro – non risolverà i problemi dei ritardi e dei disservizi. Però, può mitigarli. Può aiutare nella gestione della città, evitare che migliaia di passeggeri apprendano di una metro chiusa o di uno sciopero arrivando ai cancelli delle fermate. Aiuta a gestire la rabbia, il nervosismo – anche contro il personale delle aziende. Permette a chi può di organizzarsi, ad altri di riprogrammare quando possibile la propria giornata. Soprattutto, è un segno di rispetto verso le persone. E’ il governo della cosa pubblica che le ascolta e le avvisa, in attesa di futuri miglioramenti strutturali – che arriveranno, ne siamo certi.

Un’operazione non solo necessaria, ma si permette di suggerire anche di cazzimma politica. Costa relativamente poco, mette a sistema risorse spesso già presenti, restituisce un senso di cambiamento, di essere in movimento. Parlando agli abitanti ed ai tanti turisti: vengono spesso da luoghi dove tutto è chiaro, tracciato, affidabile. A Napoli trovano un luogo bellissimo, ma caotico. Con la Coppa America alle porte è un’azione non più rinviabile. Del resto, l’ha scritto Mario Calabresi in uno dei testi scelti per la prima prova, in cui parla della fatica della costruzione. Quella che serve per un trasporto più moderno e rispettoso della vita e degli impegni quotidiani dei cittadini.

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