È stato un inizio di settimana difficile per i trasporti napoletani. In una Napoli mangiata dal caldo, le temperature non sono state da meno nell’animo di tanti utenti, in un giorno per giunta cruciale. Infatti, da lunedì 29 giugno e fino a metà settembre chiuderà il tratto della Linea 1 fra Colli Aminei e Piscinola, lasciando l’intera periferia nord senza un collegamento su ferro – di nuovo. Ne ho parlato mercoledì 1° luglio sul Corriere del Mezzogiorno.
Ancora uno stop del metrò verso la periferia nord
Già, perché simile scenario era avvenuto l’anno scorso. Stesse modalità e motivazioni: la comprensibile sostituzione dei binari, ormai usurati da trent’anni di utilizzo. Tuttavia, alla riapertura settembrina gli utenti si erano trovati di fronte a una sgradita sorpresa: in tre mesi era stato sostituito un solo binario su due. Con la prospettiva di un nuovo stop l’anno seguente – ossia, quello iniziato pochi giorni fa.
A questo seppur programmato disagio, che ha comunque colto impreparati tanti viaggiatori, si sono sommati ben due fermi totali di tutta la linea durante il giorno. Con il risultato che i trasferimenti in città sono andati in sofferenza, soprattutto dal porto verso la stazione. Perché lunedì scorso era Santi Pietro e Paolo, patroni della Capitale. Si dirà: e che c’entra?
La carenza d’informazioni penalizza chi non conosce la città
Da quanto esiste l’alta velocità ferroviaria, Napoli e Roma sono iperconnesse. Innumerevoli i partenopei che ogni giorno prendono i treni rapidi per andare a lavorare nel Lazio. Parimenti, la possibilità di avere a poco più di un’ora di viaggio (ritardi permettendo) il Golfo con le isole, Sorrento, Pompei, rende irresistibile il pensiero di un weekend per tanti romani – veri o d’adozione. Pertanto, il lungo ponte (da venerdì 26 a lunedì 29 giugno) ha riversato su Napoli tantissimi turisti dalla Capitale. I quali, rientrati da Capri, Ischia, Procida o dalla costiera sorrentina, al porto si sono trovati smarriti davanti a una metro k.o., taxi introvabili e, ovviamente, alla totale assenza di avvisi.
Il punto resta sempre lo stesso: carenza d’informazioni. Sistemi di trasporto che non parlano fra loro. Va a finire che magari si apprende di interruzioni o turbolenze dei servizi quando si è ormai in banchina, attendendo un treno. Speriamo che l’introduzione del segnale 5G nelle gallerie, presentato martedì 30 giugno in Comune, possa essere un primo passo verso una maggiore attenzione per l’informazione all’utenza.
Col caldo, aumentano i disagi
Ad ogni modo, viene da domandarsi quali siano le cause di stop frequenti, seppur brevi. Perlomeno d’estate, si ha l’impressione che molto dipenda dal calore che provoca guasti generalizzati alla rete elettrica, oltre a una tecnologia, per treni e reti, sempre più raffinata – e per questo, paradossalmente, fragile. Diversi convogli sono andati in tilt in giro per il Paese e per l’Europa, continente sempre più preda di fenomeni climatici estremi.
Non è solo un tema di trasporti. Accendiamo più condizionatori per difenderci da estati sempre più calde, e la rete si sovraccarica. In un contesto nazionale che, per produrre energia, continua a bruciare in gran parte combustibili fossili. Quindi, mentre il Paese aspetta (si spera) un ritorno al nucleare, toccherà arrangiarci fra bollette sempre più care – per chi può pagarle. Già, perché in tanti non possono: è un fenomeno che si chiama cooling poverty (povertà di raffreddamento).
Il crescente dibattito sulla “cooling poverty” a Napoli
Un problema che in giro per l’Europa, a partire dalla torrida Spagna, si prova ad affrontare. Immaginando città più fresche, con più zone d’ombra, alberi, soluzioni come la depavimentazione per abbattere temperature che al suolo possono raggiungere i 60°. Anche a Napoli comincia a circolare l’argomento, grazie all’attivismo di forze fresche (nonostante l’estate) come Emiliana Mellone e Giulio Delle Donne: seguiteli, ne sentiremo parlare. Tanto più che ad ogni inaugurazione sembra si vada nel senso opposto: un caso eclatante fu la nuova piazza Municipio, considerata da più parti una traversata nel deserto.
Eppure, la città dovrebbe seguire dei precisi impegni in tal senso, avendo sottoscritto il Patto Europeo dei Sindaci. Accordo che prevede l’adozione del PAESC, Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile ed il Clima. Elaborato dal centro studi PLINIVS dell’Università Federico II, individua tutte le aree di vulnerabilità del territorio e valuta i rischi causati dai cambiamenti climatici, fra cui le zone di calore estremo, dettando una serie di prescrizioni. Che, a giudicare dai cittadini e turisti boccheggianti, non sembrano essere state adottate. L’estate però viene ogni anno: offre sempre l’opportunità di rimediare, a partire dai trasporti. Sperando di non arrivare squagliati alla prossima.