Una stazione Repubblica anche per Napoli

Un mese fa, l’annuncio: entro il 2021 riapre la Linea 6 della metropolitana di Napoli, chiusa nel tratto Piazzale Tecchio – Mergellina dal 2013. Oltre alle già esistenti quattro fermate, se ne aggiungeranno altre due, Arco Mirelli e San Pasquale, in vista del completamento dell’infrastruttura con le stazioni Chiaia e Municipio, dove avverrà l’interscambio con la Linea 1. Una buona notizia, dopo circa vent’anni di lavori.

Progetto Arco Mirelli

La nuova piazza della Repubblica nel progetto del Consorzio Metropolitana di Napoli

A inizio dello scorso marzo, gli Assessori comunali Alessandra Clemente e Marco Gaudini hanno fatto visita al cantiere della stazione Arco Mirelli, che, una volta inaugurata, restituirà alla cittadinanza una piazza della Repubblica completamente rinnovata, porta d’accesso allo splendido lungomare partenopeo. Del resto, il progetto architettonico di grande pregio è a firma di Hans Kollhoff, esponente tedesco del postmodernismo e del neoclassico moderno, che con i suoi disegni eleganti quanto essenziali trasporterà idealmente i viaggiatori in un’atmosfera un po’ liberty, in linea con lo stile intramontabile della vicina Villa Comunale.

Il simbolismo di piazza della Repubblica

Oltre all’indiscutibile bellezza, l’area dove sorgerà la stazione Arco Mirelli ha anche un grande valore simbolico. Infatti, la fermata, come detto, sorge in piazza della Repubblica, un tempo piazza Umberto I e poi Principe di Napoli: il cambio di nome è legato alla fine della monarchia. Dove poi oggi vi è il Consolato degli Stati Uniti, che si affaccia proprio sulla piazza, prima si ergeva il Grand Hotel, edificio ottocentesco che era stato una delle sedi dell’invasore nazista, e che pertanto fu danneggiato dai combattimenti e demolito nell’immediato dopoguerra.

Grand Hotel Napoli

Il Grand Hotel, che sorgeva nello spazio oggi occupato dal Consolato degli Stati Uniti

Al centro della rotatoria è presente l’unico monumento in città che ricorda le Quattro Giornate di Napoli, detto anche Monumento allo scugnizzo, in memoria dei ragazzi di strada che ebbero un ruolo fondamentale nella battaglia per liberare la città, fra il 27 e il 30 settembre 1943. La statua è una creazione di Renato Marino Mazzacurati, artista bolognese definito lo “scultore della Resistenza” in quanto noto per le tante statue dedicate ai partigiani nel nord Italia, o per quello dei martiri per l’indipendenza del Libano, a Beirut. L’opera, rimossa per il cantiere, è attualmente in ristrutturazione, ma presto tornerà nel suo luogo d’origine. Dalla piazza poi si apre viale Antonio Gramsci, filosofo e politico, primo Segretario del Partito Comunista d’Italia, martire del fascismo che lo imprigionò fino alla sua morte, sopraggiunta a soli 46 anni.

Monumento allo scugnizzo

Il cosiddetto “Monumento allo scugnizzo” al centro di piazza della Repubblica

Piazza della Repubblica è dunque un luogo simbolo nella lotta contro l’oppressione nazi-fascista di Napoli, fra le prime grandi città d’Europa a liberarsi da sola grazie a un movimento popolare prima ancora che arrivassero gli Alleati. Intitolare la costruenda stazione in memoria di questo evento andrebbe a rafforzare un positivo simbolismo repubblicano e antifascista della città. Inoltre, è curioso notare che vi è un precedente, riguardante proprio una fermata del metrò partenopeo. Sulla Linea 1 insiste la stazione Quattro Giornate, che sorge nell’omonima piazza. Fino al 2003, la denominazione era “Cilea – Quattro Giornate”: l’ex Sindaco Rosa Russo Iervolino accolse la proposta di Mario Coppeto, all’epoca Presidente della V Municipalità e oggi consigliere comunale nonché Presidente della Commissione Consiliare sull’Urbanistica, di intitolare la stazione solamente Quattro Giornate, per dare maggiore risalto agli eventi insurrezionali, omaggiati anche all’interno della fermata da diverse opere dell’artista partenopeo Nino Longobardi e altri, nell’ambito delle stazioni dell’arte. Lo stesso consigliere Coppeto con un’intervista su Il Roma si è già detto d’accordo alla proposta della stazione Repubblica.

Da “Arco Mirelli” a “Repubblica”: una proposta per la città

Il cambio di denominazione avrebbe anche una ragione più strettamente trasportistica. La segnaletica e i nomi delle stazioni seguono precise logiche: quelle attualmente applicate su praticamente la totalità dei sistemi metropolitani del mondo sono state codificate da Bob Noorda, designer olandese che si occupò della segnaletica nella metropolitana di Milano a inizio degli anni ’60. Il lavoro fu talmente rivoluzionario da portare Noorda, con l’italiano Massimo Vignelli, a ripensare l’intero sistema di comunicazione visiva della metropolitana di New York nel 1970: un incarico che diede a entrambi grande fama, e fece assurgere i loro concetti a standard di comunicazione nella maggior parte delle reti trasportistiche del globo. Per quanto riguarda il nome delle fermate, furono abolite indicazioni come “via”, “piazza”, etc. Le stazioni dovevano presentare nomi brevi, facilmente ricordabili, che fossero significativi e che identificassero il luogo più importante toccato dalla fermata del metrò.

Nel caso della fermata Arco Mirelli, la stazione porta il nome di una singola via, che fra l’altro inizia molto distante da dove è ubicata la Linea 6, ossia a corso Vittorio Emanuele. Piazza della Repubblica è, invece, una delle piazze più importanti, conosciute (e, volendo, più belle) della città, che racchiude al suo interno, oltre al già citato simbolismo, un’unione fra la città di terra, con il fronte della Riviera di Chiaia dove svetta lo splendido palazzo Guevara, e la città del mare, con la prospiciente via Caracciolo, sempre più vissuta dai cittadini. E’ un luogo d’incontro fra diverse anime e culture, con la presenza del Consolato Americano. Soprattutto, porta un nome che ispira i più alti sentimenti di tolleranza e democrazia: quella Repubblica che tante vite, anche napoletane, è costata.

Arco Mirelli, banchina

La delegazione del Comune di Napoli in visita al cantiere della stazione (foto La Repubblica)

Non è un caso che sia Roma che Milano celebrino questa conquista presentando nei loro sistemi metropolitani una fermata con un simile nome, in corrispondenza sempre di un’omonima piazza. Napoli, terza città d’Italia, potrebbe seguire quest’esempio, potendo contare su una specifica in più: fu l’unica città a liberarsi da sola dall’oppressore nazista, e ha una stazione della metropolitana che, come visto in precedenza, ricorda l’evento. Insomma, per il più democratico dei mezzi di trasporto (la metropolitana), il più positivo dei simbolismi, quello repubblicano. Non sarebbe una bella cosa, dunque, cambiare nome alla stazione Arco Mirelli, per intitolarla alla Repubblica, magari in concomitanza dell’omonima festa, il prossimo 2 giugno? Al Comune di Napoli, da sempre attento a ribadire la natura antifascista della città, il compito di raccogliere questa proposta.

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