Due idee per i trasporti campani

Manca poco: fra qualche giorno si decide chi guiderà la Regione Campania per i prossimi (almeno) cinque anni. Curioso che ciò accada proprio in un anno marcato col numero 5, che nella smorfia napoletana corrisponde alla mano. Innumerevoli i significati che si potrebbero collegare a quest’organo: nell’ambito politico, che è l’arte di governare la comunità, potrebbe spiccare “dare una mano”. Dunque, due proposte nel campo della mobilità per aiutare il decisore pubblico che presto siederà a Santa Lucia, che partono da due anniversari anch’essi segnati dal numero 5. Ne ho parlato venerdì 14 novembre 2025 sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno.

Proposta n. 1: Rilanciare il biglietto unico

Era il 1995 quando, nel palmo di una (mò ci vuole) mano, comparve per i napoletani una novità piccola ma rivoluzionaria: il biglietto unico. Non più diversi tagliandi, uno per ogni mezzo gestito da società di trasporti diverse. Quale ticket comprare smetteva di essere un problema dei cittadini ed era demandato alla politica, che creò una regia: il Consorzio UnicoCampania. Sono passati trent’anni da quel giorno che portò rapidamente Napoli e la Regione, non certo note come un esempio sui trasporti, ad essere citate addirittura nel documento cardine della politica europea sul tema, il Libro Bianco del 2001, come buona pratica da seguire negli altri Stati comunitari.

Il biglietto unico aveva certamente delle problematiche, in primis la ripartizione degli introiti fra le varie società aderenti al consorzio, e nel 2015 (ritorna sempre il 5) si decise di tornare indietro introducendo i ticket per singole aziende, mettendo da parte quello unico – che ancora esiste, ma non lo sa quasi nessuno. Oggi c’è una selva di tagliandi, venduti in sempre meno postazioni fisiche (la rete di vendita è stata in parte smantellata), e il tap-and-go, ossia il pagare con la carta di credito, funziona bene solo in alcune limitate porzioni del trasporto. La prima proposta è dunque: ripartire dal biglietto unico semplificando la vita dei cittadini, e puntando ad unificare i tanti siti internet, app e social informativi ora presenti che causano solo confusione negli utenti.

Proposta n. 2: Un sistema ferroviario suburbano

C’è un altro anniversario di grande importanza, ricordato su queste pagine da Pietro Faustini: 100 anni fa, nel 1925, si inaugurava quella nota ai cittadini come Linea 2 della metropolitana. In realtà, si tratta di una ferrovia a tutti gli effetti, parte di quella direttissima che permetteva di collegare Roma con Napoli in sole due ore. Per raggiungere tali veloci (per l’epoca) tempi di percorrenza, si tagliò longitudinalmente tutta la città scavando nel sottosuolo e collegandone vari quartieri, garantendo al contempo non solo un trasporto metropolitano, ma anche verso il resto della regione. Tutt’oggi infatti si può comodamente entrare nella stazioni di Montesanto, piazza Cavour, piazza Amedeo, e sbucare nel centro di Caserta o Salerno senza cambiar treno.

Questa cosa, che per i campani può apparire quasi scontata, è stata invece lungamente inseguita da città come Milano e Torino che hanno atteso anni, ed impiegato notevolissime risorse pubbliche a partire dagli anni ’80, per realizzare delle ferrovie passanti. Il perché è semplice: la possibilità di collegare il proprio hinterland e le altre province direttamente con le aree centrali del capoluogo di regione, magari in interscambio con le metropolitane. Appena concluse tali opere, Milano e Torino hanno subito inaugurato un sistema ferroviario metropolitano con corse molto frequenti sul modello delle S-Bahn tedesche.

Napoli, pur avendo da cent’anni questa fortuna, non lo ha fatto. Il (buon) servizio sulla Linea 2 si limita a tratte urbane, più qualche corsa, come detto, verso Caserta e Salerno. Da qui, la seconda proposta per i prossimi cinque anni: un sistema ferroviario suburbano per Napoli e la Campania che abbia nella centenaria Linea 2 il suo fulcro, ma che si estenda e si rafforzi verso tutte le province. E’ questo l’unico modo per contrastare lo spopolamento delle aree interne: rendere il capoluogo regionale facilmente e rapidamente accessibile. Ovviamente completando i vari lavori in corso, come l’elettrificazione Salerno-Avellino-Benevento che procede ad una lentezza inspiegabile, o potenziando stazioni largamente sottoutilizzate come quella di Giugliano, il Comune non capoluogo più popoloso d’Italia.

Due proposte per cinque anni, attualizzando il passato, partendo da quanto di buono è stato fatto ma ampliandone l’orizzonte, aggiornandone il “software” politico. Fare un buon trasporto non è una chimera: serve l’impegno e la collaborazione di tutti, dandosi una mano. Magari battendo un “cinque”.

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