Trasporti, il (potenziale) ruolo dei privati

Si è conclusa la festa che apre tutte le feste: l’Immacolata, quest’anno caratterizzata da un ponte di lunedì. E’ stata la prova generale per il Natale: folle oceaniche con 350.000 turisti, atmosfera già da regali sotto gli alberi che ormai addobbano le case in cui si riabbracciano i tanti figli rientrati dal Nord Italia o dall’estero. Ne ho parlato martedì 9 dicembre 2025 sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno.

Si rientra “a casa”, e i confronti sono inevitabili

Una gioia per i padri e le madri, quest’ultime celebrate da una delle feste mariane più importanti per la Chiesa cattolica. Proprio quei figli che tornano a casa probabilmente raccontano alle famiglie come lontano da Napoli tutto sia più facile: burocrazia, scuole, organizzazione degli spazi pubblici, pulizia, trasporti.

Eppure, sull’ultimo punto la città ha vissuto un lungo weekend quasi da realtà europea: dal 4 all’8 dicembre l’Azienda Napoletana Mobilità (ANM) ha garantito metrò e funicolari fino alle 2 di notte. Sono lontani i tempi in cui non si trovavano i fondi extra per assicurare i trasporti nelle festività. Ormai il Comune gioca d’anticipo, provando a spingere sull’acceleratore di un servizio che comunque richiede forti miglioramenti.

La provocazione di Roberto Barbieri, AD di GESAC

Una necessità evidenziata da più associazioni di categoria (industriali e albergatori su tutti), e di recente anche da chi proprio con i trasporti (aerei in questo caso) ha dato lustro e visibilità internazionale alla città: Roberto Barbieri, amministratore delegato di GESAC. Dalle piste dell’aeroporto di Capodichino, che nel 2025 toccherà i 13 milioni di passeggeri, lo scorso venerdì 5 dicembre sulle pagine di questo giornale Barbieri ha lanciato una provocazione: un coinvolgimento dei privati nei trasporti, sempre sotto il controllo del Comune ma “per introdurre parametri di gestione efficienti e industriali”.

A guardare il difficile panorama della mobilità collettiva locale più che investitori privati servirebbero investitori ecclesiastici, ossia attrezzati per fare miracoli. L’idea è però intrigante: il brand Napoli attrae sempre più realtà internazionali, e l’America’s Cup del 2027 sarà un’ulteriore vetrina internazionale da non sciupare.

Il diavolo, come sempre, è nei dettagli. Ossia, immaginare in che forma i privati possano entrare in un settore (quello di metropolitane, bus, filobus, tram) segnato da marginalità molto basse e da una fortissima presenza sindacale legata a doppio filo con la politica: quella stessa che poi è chiamata a decidere su tali temi.

Alcuni casi di privati nei trasporti in Italia e gli asset di Napoli

Se si vuole percorrere questa strada toccherà lavorare di fantasia, anche perché in Italia scarseggiano casi a cui potersi richiamare. L’esempio più prossimo è quello di Roma: circa il 30% delle linee di superficie sono affidate ad operatori privati, con livree e biglietti in continuità rispetto all’azienda municipale ATAC. In pratica, il passeggero non si accorge se sta salendo su un bus comunale o meno: l’importante è garantire il servizio nei quartieri che il pubblico non riesce a servire.

Diverso è il caso della Toscana: lì la Regione tramite una maxi-gara ha assegnato tutti i trasporti ad Autolinee Toscane, controllata al 100% dalla francese RATP (ossia, la multinazionale a capitale interamente pubblico che gestisce, fra le tante cose, l’iconica metropolitana di Parigi). Parliamo di un gigante che muove passeggeri in tutti i capoluoghi provinciali, Firenze compresa, con una rete da 25.000 km.

Ben più modesti sono invece le distanze percorse da quello che forse è l’esperimento attualmente più interessante in Italia: Arenaways, compartecipata da Renfe (l’operatore ferroviario nazionale spagnolo), che in Piemonte gestisce una linea regionale verso Cuneo e, da pochi giorni, una del servizio ferroviario suburbano di Torino. Una piccola rivoluzione che ha rotto per la prima volta nel Paese un tabù: le ferrovie all’interno della stessa regione possono essere affidate anche a privati.

Infine, Milano: dietro le ultime nate sulla rete metropolitana, le linee 4 e 5, vi sono due società che ne hanno garantito la realizzazione in parte con fondi privati e che rientreranno dell’investimento attraverso la gestione, seppur in partecipazione con il Comune.

Napoli ha un asset in più: le stazioni dell’arte. Rispetto a bus e linee di superficie, il ferro è molto più intrigante anche dal punto di vista turistico. Vi sono poi tanti cantieri da aprire, in primis per la futura metropolitana Linea 10. Lì un’operazione alla Milano potrebbe essere interessante. Sentendo ovviamente il nuovo Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che sui trasporti si gioca una sfida decisiva. Che sia forse giunto il tempo di nuove idee per nuovi uomini?

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