Partecipazione per la riqualificazione dei trasporti in Campania

Chiarezza. Semplicità. Accessibilità. Sono le parole chiave che il Governatore Roberto Fico ha speso qualche giorno fa per il nuovo sito internet della Regione Campania. L’obiettivo: spostare l’utenza verso i servizi online evitando di mettere sotto stress gli uffici, e fare dell’ente di Santa Lucia una casa di vetro virtuale. Sembra una banalità nell’epoca dell’intelligenza artificiale, ma in una delle terre con il tasso di digitalizzazione fra i più bassi d’Italia serve anche – e soprattutto – questo. Ne ho parlato venerdì 15 maggio 2026 sul Corriere del Mezzogiorno.

Del resto, mondo online e partecipazione sono il mantra fondativo del Movimento Cinque Stelle. Campi in cui si è di recente rafforzato il Comune di Napoli con la nomina di due Assessori: Carlo Puca con delega all’immagine della città e alla partecipazione, e Valerio Di Pietro alla digitalizzazione, cui vanno i migliori auguri di buon lavoro. Magari cominciando proprio da un nuovo sito anche per palazzo San Giacomo, che possa essere più funzionale per gli utenti e punto d’accesso ad atti e delibere oggi quasi introvabili.

Incrementare la partecipazione dei cittadini sui progetti infrastrutturali

Partecipazione, si diceva. Tema su cui la nuova giunta regionale batte particolarmente, e non solo a livello virtuale. Erano tantissimi i presenti (fisici) alla prima riunione della Consulta regionale per la mobilità, ferma da tempo immemore e riattivata dal Vicepresidente con delega ai Trasporti, Mario Casillo. L’eredità da raccogliere non è facile: numerosi gli interventi che hanno lamentato anni in cui l’interlocuzione con Santa Lucia era tutt’altro che fluida – per usare un eufemismo. Conoscere le situazioni di criticità è però il primo passo per poter governare (bene), azione che si esercita nell’interesse esclusivo dei cittadini. Dunque un’ottima notizia, cui sicuramente seguiranno atti concreti per risolvere le criticità evidenziate durante la prima riunione.

Magari lo stesso metodo di partecipazione potrebbe essere esteso anche alla realizzazione di nuove infrastrutture. Una pratica diffusa in moltissimi contesti da Roma verso l’Europa, ma da queste parti ancora sconosciuta. I progetti spesso vengono calati dall’alto, salvo poi meravigliarsi delle critiche che la popolazione alle volte esprime. Il tema è molto attuale poiché in questo periodo vi sono almeno tre situazioni che toccano da vicino il modo di vivere le città, in particolare quelle alle porte di Napoli.

Primo caso: un tram fra Casalnuovo ed Acerra

La prima riguarda la dismissione della ferrovia fra Casalnuovo ed Acerra, che a breve sarà abbandonata per instradare i treni sulla nuova linea alta velocità Napoli-Bari. Oggi i binari tagliano trasversalmente i due Comuni, che sommati arrivano a 100.000 abitanti. C’è un’inedita convergenza bipartisan per realizzare un tram sull’attuale sedime ferroviario: un progetto rilanciato da Carmela Auriemma, deputata 5 Stelle, su cui si è espresso favorevolmente il Sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti Tullio Ferrante, in quota Forza Italia come Massimo Pelliccia, consigliere regionale ed ex Sindaco di Casalnuovo. Se l’idea fosse realizzata, il tram si potrebbe collegare agilmente alla rete napoletana in espansione verso Casoria, cambiando radicalmente la mobilità in quel quadrante con una spesa contenuta. La palla ora passa a Regione e Comune di Napoli.

Secondo caso: la ferrovia fra Castellammare e Gragnano

Di tram ipotetici al posto di ferrovie si parlava anche fra Castellammare e Gragnano, un tempo unite da un treno fermo dal 2010. Il progetto da più di 30 milioni di Euro è stato di recente cambiato per realizzare una busvia, decisamente più economica. Resta però un dubbio: perché non riattivare la ferrovia stessa, come proposto anche dal comitato “Riprendiamoci la ferrovia” in una recente iniziativa? Un domani si potrebbe salire in carrozza nella Città della Pasta e scendere direttamente nel cuore di Napoli, oppure a Caserta, o addirittura all’aeroporto di Salerno – che presto avrà una stazione. Del resto i tempi cambiano, e la decisione di disattivare la ferrovia, presa in un’altra stagione, oggi forse non avrebbe avuto seguito.

Terzo caso: che futuro per le aree ex Cumana di Pozzuoli?

Infine, il grande cantiere di Pozzuoli. Sono tante le aree urbane liberate dalla dismissione della Cumana, ma ora la città, che era servita da quattro fermate, se ne ritrova solo con due poste in aree periferiche. Una busvia circondata da verde pubblico sarebbe in questo caso utile per unire il centro con le nuove stazioni, fungendo da ipotetica via di fuga in caso di scosse. Per ora è stato creato un parcheggio, ma è chiaro che non può essere il destino finale per un nuovo assetto del Comune flegreo. Perché non coinvolgere la cittadinanza, approfittando di un’occasione irripetibile per ripensare preziosi spazi urbani? Partecipazione, si diceva. Per una nuova fase storica dei trasporti e dell’urbanistica in Campania.

Rispondi