Pendolaria, il record che non vorresti

Quarto “scudetto” di fila. Ag4in, per usare uno slogan caro ai partenopei. No, non è il Napoli di Antonio Conte, bensì la classifica delle dieci linee ferroviarie peggiori d’Italia stilata ogni anno da Legambiente nel suo Pendolaria, il rapporto sullo stato di salute dei trasporti su ferro nel Paese. Ne ho parlato venerdì 19 dicembre 2025 sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno.

Circumvesuviana ferrovia peggiore d’Italia: un record da anni

Puntuale come un bomber in area di rigore, è arrivata la sentenza che nel 2025 la Circumvesuviana, 6 linee che si snodano lungo 142 km per più di 90 stazioni nella provincia di Napoli, è la ferrovia peggiore. Un primato ormai stabile da quattro anni, ossia da quando l’associazione ambientalista ha ripreso a pubblicare un elenco che indubbiamente stimola il dibattito. Lo aveva fatto anche nel 2014, e in quel caso a vincere fu la Circumflegrea, e nel 2015, che vide Circumvesuviana ed Alifana al secondo posto pari “merito”.

Il dettaglio dei numeri impietosi di quest’anno sono disponibili sul sito di Legambiente, ma quel che fa più impressione è metterli in prospettiva. Pendolaria dice infatti diverse cose: che lo stato di salute dei servizi ferroviari regionali è peggiore da Roma verso Sud, ma che non mancano criticità in diverse aree del Nord. In Campania si è passati dai 467.000 passeggeri all’anno del 2011 ai 255.000 di oggi: un’emorragia che se fosse confermata non può che chiamare le istituzioni ad interrogarsi. Si usa il condizionale anche perché manca, da sempre, una risposta a Legambiente: ogni anno, la politica semplicemente ignora quanto scritto, e reperire i dati è sempre più difficile anche attraverso i canali ufficiali delle aziende e della Regione.

In sofferenza anche i collegamenti per le aree interne

Tuttavia, a girare per strade sempre più congestionate, e con un’incidentalità non a caso in crescita (+2,8% in quindici anni secondo l’ISTAT, per una media italiana del -26,3%), ci si rende subito conto che il quadro è grave non sono in provincia di Napoli con la Circumvesuviana e le linee EAV in generale, ma anche nei collegamenti verso le aree interne: difatti, per la seconda volta in due anni, nella top ten entra anche l’elettrificazione della Salerno-Benevento-Avellino, competenza di Ferrovie dello Stato. Proprio il raggiungere le zone più remote della regione è stato uno dei principali temi dell’ultima campagna elettorale, con l’ipotesi di un assessorato (o perlomeno una delega) ad hoc. Questione quanto mai urgente poiché l’accessibilità è la prima chiave per contrastare lo spopolamento.

Non serve però vivere in Irpinia, nel Sannio o nel Cilento per sperimentare l’isolamento, che può essere anche sociale. Qualche esempio: da piazza Garibaldi, principale nodo dei trasporti partenopei, per raggiungere la ormai nota Caivano, oggi governata dal giovane Sindaco Antonio Angelino (a cui vanno i migliori auguri per una sfida difficile), con i mezzi pubblici serve un’ora e mezza per appena 19 km. Per Casal di Principe, altro Comune che lotta per il riscatto, si impiega un’ora per 33 km. Melito, sciolto nel 2024 per mafia, dista appena 15 km e serve un’ora e un quarto. A dimostrazione che l’isolamento spaziale presta il fianco ad altri fenomeni, e non dipende necessariamente dalle distanze, ma dai servizi offerti.

Qualche progetto per la Circumvesuviana

Motivo per il quale è due volte un delitto non offrire trasporti adeguati laddove ci sono reti a disposizione, o dove si lotta per migliorarle: è il caso della nuova stazione EAV di Castellammare, altro Comune la cui recente giunta è al centro di un dibattito incomprensibile dai cittadini. Le forze politiche di maggioranza, invece di alimentarlo, dovrebbero far capire alla popolazione l’importanza del raddoppio della linea attraverso la città, sostenendo anche scelte difficili come il famoso sottopasso di via Nocera – cruciale per completare i lavori. Infatti, solo così sarà possibile aumentare le corse della Circumvesuviana e immaginare, come l’associazione Atex ha proposto, una “metropolitana” della costiera che consenta treni più frequenti fra Castellammare e Sorrento.

Perché poi non riprendere alcune buone idee del passato? Negli anni ’80 si era immaginato un prolungamento da Baiano (attuale terminale della Circum) ad Avellino: appena 20 km, ma che cambierebbero l’accessibilità al capoluogo irpino. Insomma, serve una visione ad ampio spettro: tutto si tiene nella mobilità. I trasporti collettivi sono un vettore economico, sociale, turistico. Riqualificano pezzi di territorio, riducono l’incidentalità, proteggono l’ambiente e rendono la vita dei cittadini più facile. E’ una sfida enorme quella che attende il nuovo Governatore Roberto Fico, ma se saprà circondarsi delle persone giuste, siamo certi che presto la classifica di Pendolaria non vedrà più la Campania in testa.

Rispondi