Giorni di fuoco per i trasporti su ferro. Non solo per la bolla di calore che avvolge l’Italia, ma soprattutto per importanti cambi al vertice. A Roma, dopo l’ennesima giornata da dimenticare per le Ferrovie dello Stato, l’amministratore delegato Stefano Donnarumma è stato accompagnato alla porta da un Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, sotto attacco – stavolta non del Generale Vannacci ma di pendolari esasperati. Ne ho parlato venerdì 26 giugno 2026 sul Corriere del Mezzogiorno.
A Roma una girandola di manager, a Napoli un severo giro di vite
Del resto, alla guida di FS negli ultimi dodici anni (dal 2014 al 2026) si sono succeduti ben cinque amministratori delegati (AD), ovvero in media uno ogni due anni e mezzo. Fa impressione pensare che nei venticinque anni precedenti (1989-2014) il ricambio alla guida è avvenuto in media ogni sei anni, con soli quattro AD. Simbolo di una politica che appena può lottizza le controllate statali moltiplicando le poltrone: basti pensare che FS ha in portafoglio circa 70 società, molte delle quali con rispettivi consigli di amministrazione, presidenti, ecc.
Su roventi binari paralleli che conducono verso Napoli si assiste invece ad uno scenario diverso: il giro di vite della Regione Campania. Un’inversione di tendenza che vede il superamento dei consigli di amministrazione e l’eliminazione delle sovrapposizioni tra più caselle, come quella di direttore generale e amministratore unico in EAV, la società di trasporti con circa 300 km di ferrovie e 150 stazioni. Con questo atto si sana un’anomalia senza molti precedenti, e che forse è in parte il motivo per il quale la guida di Circum, flegree, ed altre linee è rimasta saldamente in mano a Umberto De Gregorio per ben undici anni.
La durata di De Gregorio in EAV è senza pari
Basti pensare che Mauro Moretti, il quale ha sfatato la celebre battuta di Andreotti (“Esistono due tipi di pazzi nei manicomi: chi si crede Napoleone e chi ritiene di poter risanare le ferrovie”) cambiando il volto alla società statale più importante d’Italia, è durato in carica “solo” otto anni. Si può quindi affermare che la durata al vertice di De Gregorio è senza pari nella storia dei manager pubblici.
Indipendentemente da come andrà la cruciale assemblea straordinaria dei soci di EAV del prossimo lunedì 29 giugno, che risentirà ovviamente delle decisioni prese dalla giunta regionale guidata da Roberto Fico, è lecito chiedersi quale sia l’eredità che dovrà secondo indiscrezioni gestire Pietro Diamantini, ex scuola FS in quel segmento, l’alta velocità, che non a caso è stata la base del rilancio portato avanti a suo tempo da Moretti.
L’eredità di De Gregorio fra qualche luce…
Sicuramente si troverà a guidare un’azienda che, grazie a De Gregorio, oggi ha un’identità. Se l’attuale EAV nasce ai tempi della giunta Caldoro con la fusione a freddo di più società (Circumvesuviana, SEPSA, MetroCampania Nord-Est), con proprie culture aziendali e modo di vedere ai trasporti, oggi invece si percepisce uno “spirito di corpo” diverso. Complici anche le tante assunzioni di giovani fatte negli anni, che hanno iniziato a lavorare sotto una nuova insegna.
Poi i tanti cantieri riaperti, bloccati ai tempi del centro-destra, con relativi contenziosi risolti – anche in forza di un contributo economico senza pari. Se tante realtà del settore (ATAC a Roma, ANM a Napoli) sono passate attraverso severe cure dimagranti tramite concordati preventivi, EAV ottenne un sostanzioso assegno dal Governo Renzi-Gentiloni di circa 600 milioni di Euro con il quale ripianare i debiti e ripartire. Per comparazione, dopo i miliardi spesi per Alitalia (che occupa di gran lunga il primo posto) si tratta di una delle più importanti iniezioni dirette di risorse nella storia del trasporto italiano.
…e le molte ombre di utenti esasperati
Tutto questo però non è bastato a risollevare la sorte delle ferrovie regionali. Di Circumvesuviana si conoscono ampiamente i risultati, certificati impietosamente da Legambiente ogni anno. Orari alla mano, le linee flegree sono meno frequenti di qualche anno fa. La metropolitana verso Aversa resta una grande incompiuta, i treni per Benevento sono scomparsi dai radar, mentre il futuro delle linee su gomma è incerto, gravato da una gara per assegnare il servizio portata avanti dalla giunta De Luca che, a due anni di distanza, ancora non decolla.
Certo: c’è stato il COVID, la guerra in Ucraina che ha fatto schizzare i prezzi, il bradisismo che ha danneggiato le infrastrutture. Eventi spesso impensabili in un’epoca storica indubbiamente complessa. Tuttavia, è molto difficile spiegarlo a cittadini inferociti, che nel mentre sono fuggiti in massa dai mezzi pubblici regionali. Un patrimonio dissipato, per il quale le scuse offerte (e usurate) in questi anni non basteranno più. Riconquistarne la fiducia sarà la missione più difficile: i giorni – e i binari – di fuoco non sembrano essere alle spalle.