Luigi guarda sconsolato i cancelli sbarrati della stazione Circumvesuviana di Botteghelle, ormai ricoperta di graffiti: “Mio figlio andava alle medie quando ha chiuso. Oggi ha quasi finito il liceo, proiettato verso l’università”. La sua officina è proprio affianco la ferrovia, e nonostante il lavoro sempre a contatto con auto e moto “per il centro di Napoli prendevo il treno, come i miei ragazzi per andare a scuola. Oggi devo accompagnarli, ci vuole una vita. Col tempo hanno perso autonomia invece di acquistarla”. Ne ho parlato sabato 1° agosto 2026 sul Corriere del Mezzogiorno.
La chiusura della Circumvesuviana fra Napoli e Volla
Al pari di Luigi, decine di migliaia di cittadini che dal 1° luglio 2024 non possono più contare sulla Circum fra Napoli e Volla. Uno stop che taglia fuori da un collegamento diretto con il capoluogo Comuni come Casalnuovo, Pomigliano D’Arco, Nola, Marigliano: una delle tante grane che eredita Pietro Diamantini, appena insediatosi alla guida di EAV dopo i ben undici anni di Umberto De Gregorio. Il tutto paradossalmente su uno dei tratti più recenti della ferrovia, potenziato a partire dagli anni ’90 per essere simile ad una metropolitana: fermate a doppio binario, nessun passaggio a livello per garantire alte frequenze. Peccato che nella zona scorra il Sebeto e le gallerie abbiano pesanti problemi di infiltrazioni. Così, fermi tutti: urge agire prima che il fiume travolga i treni, approfittando dei vicini scavi della metropolitana Linea 1 di competenza comunale che nel tratto fra Centro Direzionale e Poggioreale corre parallela alla Circum.

La stazione della Circumvesuviana di Botteghelle, chiusa dal luglio 2024
Fra la chiusura di quest’ultima e l’apertura dei cantieri passa però un bel po’, con i cittadini restano letteralmente a piedi. Alla faccia del coordinamento fra gli enti. La storia si ripete: lavori di competenza della Regione, ma su territorio del Comune. Se si parla con palazzo San Giacomo, la risposta è che non è loro competenza. Vero: ma sempre a Napoli siamo, e le ferrovie regionali EAV in certi quartieri sono l’unica soluzione di trasporto pubblico. Soprattutto nelle Municipalità 4 e 6, che abbracciano queste vie.
Il confine di Napoli est e quel futuro che ancora vi deve arrivare
Spesso si sente ripetere “il futuro di Napoli è nella zona est”: ebbene, Botteghelle ne è il confine. Un’area di campagna urbanizzatasi senza regole. Fra piccole aziende agricole si alternano officine, autolavaggi, ma soprattutto capannoni pieni di merci. Il porto, storicamente a corto di aree di stoccaggio, si è espanso fin qui. Fra gli appezzamenti di terra e le case basse spuntano torri di container, spostati continuamente da camion lungo strade che sembrano mulattiere: le buche sono talmente grandi che le auto per non cascarci dentro invadono l’altra corsia, col rischio di finire contro un tir. “Mai visto un politico qui. Tranne a pochi giorni dalle elezioni, ovviamente”, mi confida amaramente Luigi.

Il cantiere della Circumvesuviana fra Napoli e Volla: il cartello indica fine lavori novembre 2026
Poco più a nord, in un attimo si è in via Stadera al capolinea del tram, fermo anch’esso da anni. Qui, a differenza della Circum, fervono i lavori verso via Nazionale delle Puglie per riattivare l’intera linea. Si parla di un possibile prolungamento per Casalnuovo ed Acerra, riconvertendo in tranvia i binari dismessi con l’attivazione della nuova ferrovia Napoli-Bari. Suggestione benedetta da Roma dal Sottosegretario alle Infrastrutture Tullio Ferrante, e che alleggerirebbe il traffico d’accesso in città.
Le strade degne di un western di Poggioreale
Vediamo se si troverà la quadra istituzionale con Comune e Regione, cui invece fanno capo i cantieri verso Poggioreale. Poco oltre quello infinito della metropolitana, che nel 2022 si è risucchiato parte del sovrastante cimitero, corre via del Macello. I ponti della SS 162 sovrastano le case, gli ampi spazi ricordano potenzialità urbanistiche inespresse. Sembra di ripiombare nei tardi anni ’80: non a caso era il set de “La vita bugiarda degli adulti”, serie tratta dall’omonimo libro di Elena Ferrante ambientato all’epoca.

Via Marino di Caramanico, sede dell’omonimo mercato: le condizioni sono pietose
Via Marino di Caramanico, che dà il nome al famoso mercato, più che una serie TV ricorda la strada di un western: circondata da edifici diroccati, profondamente dissestata. Un supplizio immeritato per migliaia di mezzi che vi transitano ogni giorno. Aspettando l’eterna promessa di un palazzetto dello sport, annunciato e poi scomparso dai radar, ad ora non c’è l’ombra neanche di un umile rifacimento stradale. Intanto, a due passi dal mercato ci sono strani movimenti attorno l’ex macello. Abbandonato da tempo, ospita una baraccopoli ben nascosta dagli alti muri di cinta: un’assurdità su cui bisognerebbe intervenire quanto prima.

L’ingresso dell’ex macello: abbandonato, oggi è occupato da una baraccopoli
Proprio davanti all’ingresso, il cantiere per impermeabilizzare le gallerie Circum. Un cartello indica “fine lavori novembre 2026”. Eppure, tutto appare fermo: a quanto pare se ne parla non prima di fine 2028. La camminata finisce poco più avanti, dove appare il futuro: la nuova stazione del metrò Tribunale di prossima apertura. Simbolo di un riscatto possibile che passa per l’accessibilità di una Napoli che deve essere più larga e meno classista. Nel mentre però tocca arrangiarsi. Luigi mi lascia: lo reclamano a casa, serve accompagnare i ragazzi. Anche questo pezzo di città andrebbe preso per mano e seguito con attenzione, come si fa con un figlio. Sperando che i “genitori” (ossia le istituzioni) si diano una scossa.