L’inedita memoria trasportistica dell’Archivio fotografico Riccardo Carbone

C’è un luogo che custodisce una memoria inedita di Napoli e delle sue trasformazioni, coprendo un arco di tempo che va dagli anni Venti del Novecento fino ai primi anni 2000. E’ l’Archivio fotografico Riccardo Carbone, che prende il nome da uno dei pionieri dei fotogiornalismo italiano, storico reporter de “Il Mattino”, il più importante giornale del Sud Italia. Un luogo che apre uno squarcio anche sulla ricostruzione della storia trasportistica della città.

In un anonimo edificio dell’affollata via Toledo ha sede quest’enorme scrigno di memoria collettiva, la cui conservazione è resa possibile dall’Associazione che porta il nome del reporter, fondata dal figlio Renato Carbone, e di recente rivitalizzata dall’utilizzo di strumenti digitali quali un catalogo online e lo sbarco sui social, curati da Giovanni Nicois, Letizia Del Pero e Federica Nicois.

Qualche immagine tratta dall’Archivio fotografico Carbone

E’ quest’ultima che ci guida nelle poche, semplici stanze dell’Archivio, fino ad un’intera libreria con 24.000 servizi fotografici composti da oltre 500.000 negativi, molti dei quali ancora in attesa di digitalizzazione. Per fortuna, Riccardo Carbone era un fotografo preciso, quasi meticoloso: alla sua morte, nel 1973, sono stati ritrovati vecchi quaderni in cui sono classificati tutti i servizi, di cui per ognuno di essi si conosce già il tema principale ed eventuali protagonisti illustri. Tale abitudine è stata mantenuta anche dai figli e dai nipoti, che hanno ereditato l’agenzia fotografica Carbone dagli anni ’70 fino ai primi anni Duemila. L’associazione ha poi riportato le diciture di tutti i servizi in un catalogo online, di cui però sono stati digitalizzati solo circa il 5%. Infatti, l’attività dell’archivio è possibile grazie alle donazioni di chi vuole digitalizzare un servizio di proprio interesse al costo forfettario di 50 Euro l’uno o tramite la donazione del 5 per mille al momento della compilazione della dichiarazione dei redditi, indicando la voce “Sostegno organizzazioni non lucrative” e inserendo il codice 95224610634.

Parte dei 24.000 servizi fotografici dell’Archivio

Quasi 80 anni di fotografie consentono di vedere come sia cambiata la storia di Napoli e della sua provincia, passando dal crimine, alla politica, alla cultura, fino allo sport e ai fenomeni di costume. Un aspetto inaspettatamente molto interessante è poi quello dell’evoluzione trasportistica, in particolare ferroviaria, della città: in ordine sparso, sono da citare le immagini che ritraggono la partenza di un “treno della felicità” nel 1947, Fausto Coppi che si allena a Battipaglia (SA) nel 1956 sullo sfondo di una locomotiva E.626, uno dei primi viaggi del locomotore bimodale D.443 nel settembre 1967, l’arrivo a Napoli in treno dei “rurali” in partenza per la Libia nel 1939, la presenza dei primi controllori donna a bordo dei convogli nel gennaio ’69, lo splendido deposito locomotive di Napoli Smistamento nel 1958, diverse immagini dei portantini dei servizi bagagli nonché di tragici eventi come gli incidenti, fra cui quello avvenuto a Benevento nel 1953, o a Battipaglia (SA) nel 1967.

Una speciale attenzione ricopre l’edilizia ferroviaria, in particolare la costruzione dell’attuale terminal di Napoli Centrale, progettato da Pierluigi Nervi, Carlo Cocchia, Bruno Zevi, Luigi Piccinato ed altri. Nelle foto di Carbone si osserva, ad esempio, la demolizione del vecchio fabbricato di stazione nel 1956, la contestuale inaugurazione di nuovi edifici FS nell’adiacente Corso Meridionale, la visita del Ministro dei Trasporti Armando Angelini al cantiere nel 1959 e quello del suo successore Angelo Raffaele Jervolino nel 1964, padre di colei che poi sarà Sindaco di Napoli nel decennio 2001-2011, Rosa Russo Jervolino.

Come non citare poi il trasporto pubblico locale, con la nuova illuminazione della stazione Montesanto della metropolitana FS (l’attuale linea 2) del  1973, l’omonima funicolare ritratta nel 1950, il filobus n. 43 ed il tram n. 16 all’indomani della guerra, i nuovi bus della Circumvesuviana davanti la stazione di Sorrento nel 1963, la Cumana affollata di bagnanti nel 1950, le cassette postali sui tram nel 1952 o uno scontro fra uno di essi ed un camion in via Acton nel 1969, la nuova pensilina dell’ATAN (l’attuale ANM) di piazza Vanvitelli ritratta nel gennaio di appena un anno prima.

Fra i tanti servizi, personalmente ho scelto di donare un contributo all’Archivio per digitalizzare quello che ritrae l’arrivo alla Stazione di Napoli Mergellina del viaggio inaugurale della locomotiva E.444.001 “Tartaruga”, avvenuto in data 8 novembre 1967 fra Roma e Napoli alla presenza di Aldo Moro, all’epoca Presidente del Consiglio, e di Oscar Luigi Scalfaro, Ministro dei Trasporti nel biennio ‘66-’68. Quello stesso locomotore è oggi custodito, appositamente restaurato, al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, la punta di diamante della Fondazione FS, che cura la memoria storica delle Ferrovie dello Stato.

Aldo Moro e Oscar Luigi Scalfaro arrivano alla stazione di Napoli Mergellina nel 1967

Il recupero della memoria storica, tramite le foto dell’Archivio Carbone, è stato reso possibile da tante associazioni di appassionati di storia cittadina e grazie a partnership con realtà del mondo trasportistico quali l’Aeroporto Internazionale di Napoli, che ha adottato più di 70 servizi fotografici e promosso una mostra sulla storia dell’aviazione partenopea, o la società di gestione della Stazione Marittima del Porto di Napoli, che grazie agli scatti di Carbone ha potuto dare alle stampe ben due libri fotografici che ripercorrono l’evoluzione dello scalo, nonché i futuri progetti di sviluppo. Un’operazione simile è stata promossa dal Reale Yacht Club Canottieri Savoia, uno dei più antichi e prestigiosi circoli nautici d’Italia fondato nel 1893 e, per citare realtà più squisitamente museali, anche il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha adottato diversi servizi.

Si dice che non vi possa essere futuro senza conoscere il passato. Aiutare l’Archivio Carbone a digitalizzare i tanti servizi che custodisce è prendere parte ad un processo collettivo di recupero della memoria, un vero atto d’amore verso la propria città, affinché siano visibili e fruibili online da chiunque voglia capire un po’ meglio Napoli e la sua storia… e dunque il suo futuro.

 

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