Convegno “ll futuro dei corridoi della rete prioritaria europea di trasporto”

Due giornate ricche di spunti quelle appena conclusasi a Milano, per il convegno “Definire il futuro dei corridoi della rete prioritaria europea di trasporto” (24-25 ottobre 2016), organizzato dal Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), con la collaborazione di Regione Lombardia, Ferrovie dello Stato Italiane (FS) e Commissione Europea.

Se l’obiettivo del convegno, nelle parole del moderatore Alberto Mazzola (responsabile Affari Internazionali di FS e membro del CESE), era quello di verificare l’esistenza di un potenziale dialogo fra le parti, si può affermare che il ricco parterre di invitati e relatori ha dimostrato come sul progetto delle TEN-T vi sia un proficuo clima di collaborazione fra le amministrazioni di tutti i livelli: regionali, nazionali, europee.

L’assenza, imprevista, del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, e del Governatore della Lombardia, Roberto Maroni, è passata in buona parte in secondo piano grazie a Renato Mazzoncini, AD di Ferrovie; Pat Cox, coordinatore europeo per il corridoio Scandinavia-Mediterraneo; Susanna Camusso, segretario generale della CGIL e Maurizio Gentile, AD di RFI.

Fra i relatori, Stefano Pan (Vice Presidente di Confindustria) ha evidenziato come il completamento del progetto TEN-T sia ineludibile, considerato il valore aggiunto in termini di PIL che questo comporta. Infatti, secondo stime di Confindustria, ogni euro impegnato in progetti che favoriscono la mobilità e la logistica ne genera 6 di PIL potenziale, e ad ogni miliardo di euro speso corrispondono ben 20.000 nuovi posti di lavoro.

Tuttavia, se le grandi direttrici sono in via di realizzazione, come la prossima apertura del tunnel del Gottardo dimostra, è prioritario completare le opere d’accesso alle stesse, che spesso risultano di difficile realizzazione. Un caso su tutti, richiamato dall’eurodeputato del PPE Herbert Dorfmann, è l’accesso alla galleria di base del Brennero, la cui realizzazione è in forte ritardo rispetto al tunnel alpino.

I valichi sono stati i grandi protagonisti della due giorni milanese. Infatti, erano presenti tutti i commissari governativi straordinari, come Paolo Foietta, che ha mostrato gli impensabili (fino a pochi anni fa) avanzamenti nel dialogo in Val di Susa per la realizzazione della Torino-Lione. Dialogo su cui ha sempre insistito Ezio Fachin, commissario straordinario per le opere di accesso al tunnel del Brennero. Sul lato ligure, Iolanda Romano ha presentato in anteprima la nuova strategia di comunicazione per il Terzo Valico di Giovi, opera indispensabile anche alla valorizzazione delle potenzialità del progetto svizzero AlpTransit, sul quale ha relazionato Renzo Simoni, della direzione generale AlpTransit. Infine, Maurizio Gentile, AD di RFI, ha illustrato il processo partecipativo per la realizzazione della Napoli-Bari, opera della quale è commissario straordinario, e che rappresenta un asse fondamentale per il completamento del corridoio Scandinavia-Mediterraneo.

Il corridoio è stato al centro dei dibattito anche per la questione del Ponte sullo Stretto che, seppur non inserito fra le opere da realizzare, ne è nei fatti parte. Tuttavia, il coordinatore Pat Cox ha sottolineato come sia necessario un passaggio formale da parte delle istituzioni nazionali ed europee per inserire il Ponte nel progetto del corridoio, e dunque sotto la sua supervisione. Un passaggio formale che auspica anche Renato Mazzoncini, AD di FSI, per il quale, una volta che la vecchia ipotesi di project financing è stata superata, è impensabile non indicare il Ponte come un’opera da realizzare per connettere al continente la Sicilia, regione che con i suoi 6 milioni di abitanti è più popolosa dell’intera Norvegia (5 milioni). Dal punto di vista ingegneristico, Mazzoncini non ritiene che il Ponte possa essere più problematico delle enormi sfide che si stanno affrontando per realizzare tunnel di decine di chilometri sotto le Alpi e gli Appennini. Inoltre, alla luce dei tassi di crescita esponenziali che interesseranno l’Africa di qui a pochi anni, la Sicilia si candida ad essere davvero la porta di accesso economica dell’Europa: per renderla tale, è necessario che sia servita da un’infrastruttura che permetta il trasporto veloce delle merci e delle persone su rotaia.

Le conclusioni della due giorni sono toccate a Pat Cox, il quale ha lanciato un monito: dopo la Brexit, l’Unione Europea ha perso uno dei suoi maggiori finanziatori, e per completare l’ambizioso disegno delle TEN-T servono ancora ingenti fondi. E’ quindi necessario per gli Stati membri accordarsi su come coprire l’inevitabile ammanco di cassa, e ridisegnare, dove sarà richiesto, la mappa dei corridoi transeuropei. Un passaggio che si potrà forse ritardare, ma certamente non eludere.

 

(Articolo pubblicato per conto dell’agenzia di informazione FerPress, e disponibile al seguente LINK)

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