In una delle estati più torride degli ultimi anni, si è riproposto fortemente il tema del mare libero. Nonostante gli ormai chiarissimi indirizzi della giurisprudenza sia a livello europeo che nostrano, un’altra stagione balneare è passata senza che nulla sia sostanzialmente cambiato. Ne ho parlato venerdì 29 agosto 2025 sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno.
Assicurarsi un posto in spiaggia è sempre più difficile
E’ però mutato il sentire delle persone: crescono i comitati di protesta nonché il dissenso silenzioso di chi non ha voglia di spendere alte cifre in lidi la cui concessione viene puntualmente bocciata dai tribunali al primo ricorso.
In questo vuoto normativo, un famoso Bagno di Posillipo ha alzato i prezzi: fino a 25 Euro per un lettino senza ombrellone. Alla cassa di una nota Villa di Marechiaro da anni non si accettano che contanti, e praticamente tutti gli stabilimenti hanno disattivato le piattaforme di prenotazione online, create in fretta e furia durante il periodo Covid. Risultato: assicurarsi un posto a mare è diventato ancora più difficile. Un capolavoro dei gestori dei lidi che continuano a inimicarsi l’opinione pubblica credendo di continuare a operare come se la sensibilità della popolazione non cambiasse al mutare dei tempi.
Come cambia l’accesso al litorale: qualche esempio
Tuttavia, un pensiero come il mare non si può bloccare né recintare, cantava Lucio Dalla. Per forza di cose, evolve. Così a Bagnoli, simbolo per eccellenza di bagni negati, si attrezzano fazzoletti di sabbia con jam session musicali serali. Invece, nello storico specchio d’acqua dei napoletani (Miseno), il Sindaco di Bacoli Josi Della Ragione porta avanti una battaglia di civiltà: se l’accesso al mare dev’essere per tutti, non può basarsi sui mezzi privati, ma sul trasporto collettivo. Così, con una rete di parcheggi e bus navetta ha liberato la cittadina flegrea dalla terribile morsa del traffico estivo.
Un concetto ben chiaro altrove. Qualche esempio: lungo i 67 km della costa del Belgio, dalla frontiera con la Francia a quella con l’Olanda, corre il cosiddetto “tram del litorale” per favorire l’accesso al mare e collegare le città balneari. Oppure, Barcellona: a servizio delle spiagge (tutte rigorosamente libere, con qualche aree attrezzata per chi vuole star più comodo) ci sono una linea del metrò, un tram, una ferrovia regionale, oltre ovviamente ai bus. Lo stesso avviene lungo i 10 km cosparsi di lidi e serviti da un tram vicino Atene, o le tante spiagge urbane di Rio de Janeiro raggiungibili con la metropolitana.
Napoli ha un’ottima infrastruttura lungo le coste: basta usarla
Qualcosa di impensabile a Napoli? Sorpresa: per nulla. Se è vero che la città non ha vasti arenili sul territorio comunale, ha però un’immensa fortuna trasportistica che le viene dal suo patrimonio infrastrutturale. Cumana, Circumflegrea e Circumvesuviana, partendo dal centro storico, costeggiano il litorale della provincia per lunghi tratti. La Cumana è il mezzo più immediato per arrivare alle spiagge nella zona di Bacoli, Pozzuoli e Lucrino. Tuttavia, attende da tempo il raddoppio integrale della linea per treni più frequenti e puntuali, e oggi è addirittura interrotta causa bradisismo. La Circumflegrea corre parallela alla costa per chilometri lungo Cuma e il Fusaro: un tratto sospeso da anni senza un vero perché, che solo di recente si è deciso di riattivare. La Circumvesuviana è invece il mezzo d’elezione per la penisola sorrentina: il servizio è ampiamente deficitario, e le stazioni di Pozzano e Scrajo Terme, pur rappresentando un accesso diretto al litorale, sono chiuse.
L’unico vero litorale urbano di Napoli è Bagnoli, dove un domani arriverà la metropolitana Linea 6: fermandosi però a Coroglio e paradossalmente non servendo le spiagge. La Coppa America potrebbe essere l’occasione per un progetto più ampio, che faccia correre il metrò parallelo alla costa per poi proseguire verso Agnano e Pianura, garantendo anche a quei quartieri un rapido collegamento al mare – oltre che al resto della città. Lo ha chiesto la IX Municipalità con un atto di indirizzo lo scorso dicembre: aspetta ancora una risposta da Palazzo San Giacomo, e di qualcuno che si intesti una battaglia di civiltà.
Per un vero accesso libero alle spiagge non basta risolvere il tema delle concessioni: serve rovesciare il paradigma, liberarsi dalla schiavitù del mezzo privato, puntare ad efficientare una rete di infrastrutture che in larga parte già c’è. Una fortuna che ci arriva da tempi lontani, ma che la politica sembra ignorare. Un’altra estate è passata senza affrontare il problema in modo strutturale, ma il bello della “stagione” è che torna ogni anno: speriamo che la prossima sia quella buona.